LA NOSTRA PASSIONE PER LE TORTE

Le feste di compleanno sono sempre divertenti.

Ogni anno facciamo del nostro meglio per far felice chi amiamo e farli sentire speciali anche attraverso la torta di compleanno. Diventa un successo quando la torta è personalizzata o è rappresentativa di un desiderio o di una passione. In queste torte c’è tanta passione anche nel realizzarle, vediamone alcuni esempi e se volete, proviamo a farle insieme, vi aiuterò con ricette e condivisione di esperienze e suggerimenti.

Buonissimo divertimento!

Gonnosfanadiga 20 06 2010


Mariana dice: The cake is just a small detail but it makes a big difference La torta è solo un piccolo dettaglio, ma fa una grande differenza!


16 aprile 2016

sapone con olio di lentisco - ollu'e stincu de sa "modditzi"


Dall'incontro felice dell'olio d'oliva con l'olio di lentisco nasce questo sapone straordinario. Ha una percentuale di olio di lentisco del 16% e si sente nel profumo oltre che nelle sue qualità.
L'azione lenitiva ed emolliente dell'olio di lentisco viene trasferita in questo sapone "speciale", tutto realizzato con ingredienti naturali e biologici prodotti dalla mia famiglia. L'ulivo cresce con il lentisco nello stesso terreno e la raccolta e tutta la fase di produzione è ancora fatta in modo artigianale. La lavorazione dell'olio di lentisco la potete vedere in questo post. Sono soddisfatta di questo sapone , appaga la fatica necessaria per la sua preparazione e ritengo sia un "signor" sapone anche per le sue proprietà.
La ricetta
420 gr. di olio d'oliva
80 gr. di olio di lentisco (16%)
150 gr. acqua
65 gr. soda caustica
nessun profumo e nessun colore


 

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1 aprile 2016

Doctor Who cake


Compleanno di un ragazzino di 11 anni a tema : Doctor Who!
 Ecco come fare felice un nipotino. 
 Auguriiiiiiiiiiiiiiiii






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20 marzo 2016

Signore e signori: la cassata siciliana!


In Sardegna non manca certo la bontà e la varietà dei dolci, questo lo sappiamo.
Mi piace però sperimentare e scoprire anche quello che c'è oltre, quello che tutta la nostra Italia offre.
Esaminando regione per regione c'è da rimanere storditi per quante prelibatezze la tradizione italiana conserva e propone.
Ecco che, con mia sorella ci siamo cimentate alla volta della cassata della Sicilia.
Ci incuriosiva la decorazione barocca e la ricchezza degli ingredienti e volevamo valutare il suo gusto. Sorprese e soddisfatte possiamo attestare  la sua bontà: squisita la combinazione di gusti e di consistenze e per niente difficile da preparare anche se nasconde una elaborata preparazione.  La proponiamo ora perchè in Sicilia è tradizione farla per la Pasqua, per festeggiare la rinascita e la gioia dopo l'astensione della Quaresima.
Per quanto riguarda la sua storia rimando a ciò che spiega Wikipedia.



Preparazione della CASSATA SICILIANA (dose per una tortiera con fondo 20 cm e bordo alto 24 cm)


 Pan di Spagna  (prepararlo il giorno prima, sarà assestato e facile da tagliare)
·       4 uova
·       200 g di farina 00
·       160 g di zucchero
·       un pizzico di sale
·       una bustina di vanillina
·       una scorza di limone grattugiata
·       ½ bustina di lievito
Dividete gli albumi dai tuorli in due ciotole. In una ciotola montare con le fruste elettriche gli albumi delle uova a neve ben ferma. Unire lo zucchero ai tuorli e montarli fino ad ottenere una crema liscia e chiara. Ora  lavorare a mano: ai tuorli aggiungere la vanillina, la scorza di un limone grattugiata e un pizzico di sale. Unire poco alla volta la farina passata in un setaccio alternandola a cucchiaiate con l'albume montato e amalgamare dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto, alla fine aggiungere la mezza bustina di lievito.  Versare l’impasto in una teglia rettangolare (cm 23 x cm 31)  imburrata e infarinata e cuocere in forno a 170°C per 40 minuti circa. Dopo alcuni minuti dalla cottura estrarre il  pan di Spagna dal forno e lasciarlo intiepidire. Sformarlo e  su una griglia farlo asciugare per bene. 

Ripieno:  crema di ricotta (prepararla il giorno prima, acquisterà una sofficità stupenda)
·        700 gr. di ricotta di pecora
·        130 gr. di zucchero a velo
·        100 gr. di gocce di cioccolato
·        100 gr. di frutta candita a dadini
·        una bustina di vanillina
Mettere la ricotta di pecora a sgocciolare in un colino. Quando sarà sgocciolata unire lo zucchero  e la vanillina alla ricotta e amalgamare per bene, quindi setacciarla  fino ad ottenere una crema soffice e liscia, più sarà fine più sarà buona. Infine aggiungere le gocce di cioccolato e/o la frutta candita. Riporla in frigorifero per tutta la notte.


Pasta reale (dose minima che si può aumentare a piacere, ad es:150 g farina di mandorle,150 g di zucchero ecc.)
·        100 g di farina di mandorle
·        100 g di zucchero a velo
·      30 ml di acqua fior d’arancio e 20/30 ml acqua
·        Colorante alimentare verde pistacchio
Versare l’acqua e l’acqua fior d’arancio in un tegame insieme allo zucchero e portare il tutto a bollore mescolando in continuazione. Quando raggiunge i 115° circa e inizia a “filare” aggiungere il colorante e la farina di mandorle . Cuocere a fuoco basso per pochi minuti, continuando a mescolare bene il composto. Quindi versare su una superficie di marmo  e lasciar raffreddare sufficientemente. Lavorare con le mani fino ad ottenere una pasta morbida e liscia. Stenderla  con il matterello a uno spessore di 5/7 mm, tagliare delle forme di trapezio isoscele, larghi circa 6 cm nella base più larga e della stessa altezza del bordo dello stampo. Si può anche preparare il giorno prima conservandola in frigo avvolta in pellicola.


Bagna
·        150 ml di acqua
·        40 g di zucchero
·        La buccia di un limone
·        Un bicchierino di maraschino

Far bollire per qualche minuto l’acqua assieme allo zucchero e alla scorza di limone. Lasciar freddare e aggiugere il liquore.

Confezionamento della CASSATA SICILIANA

cassata nuda prima della glassatura  e della decorazione
Imburrare e infarinare una tortiera rotonda e svasata 20-24. Tagliare, in senso orizzontale, il pan di Spagna in due parti. Ricavarne due dischi delle dimensioni del fondo della tortiera (se è svasata quello superiore sarà leggermente più ampio) e delle fette dalle quali taglieremo dei trapezi uguali a quelli della pasta reale. Rivestire con il primo disco il fondo della tortiera. Posizionarlo in modo che la parte chiara del disco di pan di Spagna “guardi” verso l’esterno. Sulle pareti posare i trapezi  alternandoli a incastro con i trapezi di pasta reale, sempre prestando attenzione a che la parte chiara del pan di Spagna guardi verso l’esterno. Inzuppare il tutto con parte della bagna . Riempire con la crema di ricotta l’interno della tortiera livellando la superficie e chiudere con il secondo disco di pan di Spagna.  Riponete la cassata in frigo per alcune ore.  

Glassa
·       200 gr. di zucchero a velo
·       60 ml di acqua (divederlo con succo di limone)

Sciogliere lo zucchero nell’acqua a fuoco basso, farlo bollire  finché non diventa filante e trasparente.
Preparare la glassa nel momento in cui serve poiché va versata ancora calda e offrirà un risultato migliore stendendosi più uniformemente.



Decorazione  
  • Frutta candita varia
    abbiamo abbozzato la decorazione nel piatto per prova.


Capovolgete la cassata su un piatto da portata e spennellate  il dolce con la glassa facendo in modo che la superficie risulti coperta interamente. Attendere che la glassa si solidifichi e decorare in modo artistico e creativo con le fette della frutta candita: zuccata, arancia, cedro ecc. e ciliegie rosse e verdi. 
Ora con un po' di ghiaccia reale decorare i bordi alti della frutta e i bordi della torta usando la fantasia per arricchire ancora di più questa specialità.
Riponetela in frigo e poi gustatela.
Il giorno dopo è ancora più deliziosa.


cassata composta e finita



iniziamo a mangiare..........


cassata n.2 rifatta qualche domenica dopo perchè è troppo buona!
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28 febbraio 2016

Olio di lentisco - ollu'e stincu de sa "modditzi"




Gennaio 2016. Una passeggiata in campagna in una giornata tiepida come sono quelle di questo mite inverno,  mi porta davanti a una bella pianta di lentisco. La vegetazione è ricca di mirti, di corbezzolo e di cisti , ma  il lentisco si distingue tra tutte. E’ carica di drupe, qualcuna ancora rossa, ma la maggior parte belle viola scuro quasi nero. 

 


 Sento un richiamo ancestrale, un desiderio di toccare quelle piccole palline nere che prima d’ora avevo sempre ignorato. Prendo un recipiente e inizio a sfregolare i piccoli grappoli ricchi di drupe che cadono facilmente e velocemente e vengo inebriata dal loro profumo intenso e  aromatico. In men che non si dica ne ho riempito un contenitore e decido di portarlo a casa per ricavarne dell’olio. Ho ringraziato la pianta “de sa modditzi” e ho proferito la frase di buon augurio: “atrus annus cun saludi” – arrivederci e a ritrovarci l’anno prossimo e gli altri anni sempre in buona salute! 

Ho sempre sentito parlare, fin da bambina, dell’olio di lentisco – ollu’e stincu – e dell’uso sapiente che se ne faceva. I miei nonni raccontavano del loro modo di usarlo per l’illuminazione, quando ancora non era arrivata l’energia elettrica; si usava come medicamento per molti piccoli problemi alla pelle e per massaggiare muscoli dolenti e  in molte famiglie  veniva usato  per l’alimentazione per “condire la pentola” come dicevano. L’avvento della coltivazione diffusa dell’olivo ha soppiantato l’uso di questo olio anche nella nostra zona, al punto che nessuno più sa come si lavora per recuperare l’olio dai frutti del lentisco. Ho usato il mio fedele istinto e ho provato a inventare un sistema di estrazione: a dire il vero mi sono documentata in quel rarissimo e striminzito archivio di conoscenze che offre la rete web su questo argomento. Non che non ci siano informazioni sulle proprietà eccelse dell’olio di lentisco, grazie alla riscoperta di questo prodotto quasi estinto, si sta diffondendo nuovamente l’utilizzo in cucina per le sue qualità organolettiche e in cosmesi e in fitoterapia per le sue proprietà curative che già l'uso popolare nella tradizione  millenaria attribuiva al Lentischio. 

 Ho pulito i fruttini dalle foglie e dai rametti, li ho lavati e fatti cuocere appena in una larga pentola. Le ho poi schiacciate e ricavato una poltiglia alla quale ho versato dell’acqua bollente e lasciato riposare qualche  minuto. L’operazione successiva prevede l’estrazione, usando  un cucchiaio, dell’olio che lentamente affiora sopra il livello dell’acqua. E’ un’operazione lunga e mette a prova la  pazienza perché richiede mano ferma e tempo da dedicare. Alla fine ho ricavato un liquido che in piccoli contenitori ho lasciato riposare fino al giorno dopo. Ho prelevato lo strato superficiale di massa densa che si è formata sopra al liquido vero e proprio e l’ho messo in un passino a colare. 

 Piano piano viene giù prima del liquido nero e poi finalmente dell’olio. Si travasa ancora in recipienti sempre più piccoli e alla fine si ottiene un olio giallo e limpido. E’ consigliabile lavorare in prossimità a una fonte di calore (vicino al camino) per facilitare l’operazione di estrazione in quanto l’olio tende ad addensarsi. 

 Il profumo deciso e straordinario mi ha accompagnato lungo tutta la preparazione e l’olio ne è una strepitosa concentrazione. Dovete sentire che aroma, nel vasetto dell’olio c’è tutto il profumo e la magia della Sardegna. Sono veramente fiera e orgogliosa di aver ottenuto l’olio profumato dal lentisco, ho sperimentato e intrapreso una tecnica del passato ormai in disuso e dimenticata. La mia curiosità mi ha permesso di scoprire un prodotto derivato dall’arbusto che cresce spontaneo e rigoglioso in tutta la Sardegna, largamente usato in passato ma che oggi non conosciamo più. Trascurare per un attimo la dimensione moderna dello sviluppo economico e del progresso ci può far  riacquistare il bagaglio della sapienza culturale e tecnica del passato!  è un’impresa non impossibile ma certamente impegnativa e vi assicuro che il raggiungimento dell’obiettivo è un successo.  Questa modesta quantità d’olio di lentisco – ollu’e stincu – è il mio tesoro e lo destinerò in parte ad arricchire le qualità del sapone che farò in casa e in parte lo userò in cucina per aromatizzare piatti della nostra tradizione. 

 Se volete sapere di più sulla pianta e conoscere le ottime qualità del lentisco vi consiglio di leggere questi articoli:

13 febbraio 2016

Buon S.Valentino



Per San Valentino 2016 alcuni biscotti decorati con la ghiaccia reale.












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10 febbraio 2016

Zippole, zippuas: ricetta sarda doc

La ricetta della mia mamma 
A lei venivano benissimo, alte, gonfie, con la riga attorno, dal gusto delizioso e leggero. Lo ricordano in molte persone perchè era abituata a portarne in omaggio a diverse amiche e vicine di casa come si usava.
Io ve ne propongo l'esecuzione e vi auguro di gustarvele con allegria.



INGREDIENTI

1 kg. di farina
3/4 di litro di latte intero
4 uova
35 gr. di lievito di birra (possibilmente quello sfuso acquistato dal panettiere)
un pizzico di sale
la scorza grattuggiata di 1 limone, 1 arancia e 1 mandarino 
1 bicchierino di liquore (il Villacidro è l'ideale, ma va bene anche la Sambuca o il limoncello)
la ricetta originale vorrebbe anche dello zafferano di San Gavino -è facoltativo- (io non lo metto).
Zucchero per inzuccherarle al quale si può aggiungere una bustina di vanillina

PREPARAZIONE

Setacciare la farina in modo che prenda aria. Usare uova a temperatura ambiente. 
Versare le uova nell'impastatrice, bagnare con un poco di latte e versare la farina, il pizzico di sale e le scorze degli agrumi grattuggiati. Far andare l'impastatrice e bagnare con un goccio di latte di tanto in tanto. Non dovete avere fretta di finire perchè è un impasto che deve incorporare molta aria e bisogna lavorarlo a lungo prima bello sodo e poi lentamente si porterà, con l'aggiunta del latte a una consistenza  morbida ed elastica. 


Sciogliere il lievito di birra in un bicchiere di latte e versarlo a filo nell'impasto. Continuare a lavorarlo. Con l'impastatrice non serve riscaldare il latte.- Mia mamma che lavorava tutto a mano aveva bisogno di usarlo tiepido per tenere caldo l'impasto e faceva una gran fatica a impastare e impastare fino a ottenere una massa morbida. - Alla fine l'impasto deve incordarsi e staccarsi dalle pareti della ciotola. Terminare tutto il latte e a questo punto lo trasferiamo nella conca di terra cotta - "sa scivedda"- bagnandoci le mani con dell'acqua tiepida. La conca, da quando si inizia la lavorazione, sarà tenuta  tiepida con dell'acqua calda, questo rappresenta un punto di forza per l'impasto che si troverà adagiato in un ambiente caldo e pronto alla lievitazione. 

impasto prima della lievitazione

Ora arriva il bello! Bisogna lavorare l'impasto con grande energia usando le mani , versarvi il liquore e fare movimenti aerei con la pasta per incorporare ancora aria. Coprite l'impasto prima con un telo e poi con delle copertine e tenetelo a lievitare al caldo per almeno un'ora o poco più. 

a nanna per un'ora ben coperto!

Controllate dopo un'ora se è gonfio raddoppiato e sarà pronto per essere fritto. Questo tipo di frittelle hanno l'impasto piuttosto morbido e possono dare problemi ad essere maneggiate.

a fine lievitazione bello gonfio

 Prendere una pallina d'impasto con le mani , prima immergete le dita in una ciotola di acqua  o di latte tiepidi, questo vi aiuterà a far si che non si attacchi alle mani, formare una ciambella e versarla nell'olio bollente. Farle cuocere e inzuccherarle.

 
 
 

  

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